Colori tubazioni industriali: criteri, norme e sistemi di identificazione

Quando si parla di sicurezza negli impianti industriali, l’identificazione delle tubazioni è uno degli strumenti più immediati per ridurre errori e incidenti. Il quadro normativo che regola questo aspetto è composto da poche regole chiare che definiscono sia l’obbligo di segnalare i rischi, sia il modo corretto di farlo.

In questo articolo offriremo una panoramica sui colori delle tubazioni industriali, spiegando quali colori vengono utilizzati e secondo quali criteri.

Il ruolo del D.Lgs. 81/2008

Il Testo Unico sulla Sicurezza stabilisce che una tubazione che contiene un fluido pericoloso deve essere riconoscibile a colpo d’occhio. Per questo richiede:

  • pittogrammi di pericolo;
  • indicazione del contenuto;
  • direzione del flusso.

La legge non dice quali colori usare. Il compito è demandato alle norme tecniche riconosciute, così da avere criteri uniformi in tutti gli impianti.

È in questo contesto che si colloca la norma UNI 5634, come uno dei riferimenti storici utilizzati per la codifica dei colori delle tubazioni industriali.

Il ruolo del D.Lgs. 81/2008

Colori tubazioni industriali: UNI 5634 e ISO 20560

Nel contesto industriale non esiste un unico standard universale obbligatorio per la colorazione delle tubazioni. Nel tempo si sono affermati diversi sistemi di identificazione, spesso applicati in modo combinato o adattato alle esigenze aziendali.

UNI 5634:1997 codifica storica per colori tubazioni industriali

La UNI 5634:1997, pubblicata dall’Ente Italiano di Normazione, rappresenta una codifica storica in ambito nazionale, oggi non sempre applicata negli impianti moderni.

La norma propone (non impone) un sistema semplice basato sulla colorazione dell’intera tubazione in funzione della grande famiglia di fluido trasportato, con l’obiettivo di consentire un riconoscimento rapido del rischio e della gestione corretta.

È importante sottolineare che:

  • la norma è datata,
  • non è sempre compatibile con impianti complessi o multilivello,
  • molte aziende la utilizzano come linea guida o l’hanno sostituita con standard più recenti o con procedure interne.

Colori RAL nella UNI 5634

La UNI 5634 suggerisce l’uso di colori RAL per garantire uniformità tra reparti, fornitori e materiali.
Il sistema RAL, ampiamente diffuso in ambito industriale ed edilizio, consente di definire tonalità precise e ripetibili, riducendo ambiguità interpretative.

Di seguito sono riportati i colori tradizionalmente associati ai fluidi secondo la UNI 5634, che bisogna interpretare come codifica possibile, non come prescrizione universale.

Acqua: Verde Segnale

L’acqua, in tutte le sue versioni non destinate all’antincendio, adotta il verde come colore base. Il riferimento più diffuso è il RAL 6032 Verde Segnale. Questo colore è utilizzato per acqua potabile, industriale, refrigerata o demineralizzata. Le eventuali differenziazioni sono indicate tramite etichettatura.

Vapore e acqua surriscaldata: Alluminio Brillante

Il vapore, che scorre nel tubo ad alta temperatura, è associato a tonalità metalliche. Il riferimento è il RAL 9006 Alluminio Brillante, facilmente riconoscibile anche quando il tubo è rivestito in lamierino di alluminio.

Impianti antincendio: Rosso Fuoco

Tutte le linee dedicate allo spegnimento devono essere immediatamente individuabili. Per questo è stato scelto il rosso, un colore che richiama istintivamente una condizione di allarme. Il riferimento è il RAL 3000 Rosso Fuoco, applicato a reti sprinkler, idranti e circuiti per schiuma o gas estinguenti.

Oli minerali e liquidi combustibili: Marrone Capriolo

Gli oli minerali e i liquidi combustibili comportano rischi di incendio e di inquinamento e sono generalmente associati a tonalità spente. Per questo è stato scelto il riferimento RAL 8007 Marrone Capriolo. Questa colorazione consente di distinguere rapidamente le linee degli oli da quelle di raffreddamento o di processo.

Gas: Giallo Ocra

Tutti i gas, combustibili, inerti o tecnici, con l’esclusione del vapore e dell’ossigeno, condividono un’unica base cromatica. È stato adottato il giallo come scelta convenzionale, con riferimento al RAL 1024 Giallo Ocra. La distinzione tra metano, azoto o idrogeno avviene tramite etichettatura testuale e pittogrammi.

Acidi: Arancio segnale

Per le sostanze corrosive a pH acido si utilizza l’arancione, un colore ad alta visibilità. Il riferimento è il RAL 2010 Arancio Segnale, immediatamente percepibile e particolarmente utile nei reparti in cui il rischio di contatto è elevato.

Alcali (Basi): Lilla Rossastro o Lilla Bluastra

Per distinguere nettamente basi e acidi, la norma assegna alle soluzioni alcaline tonalità viola o lilla. I riferimenti sono il RAL 4001 Lilla Rossastro o il RAL 4005 Lilla Bluastro. Questa distinzione cromatica previene collegamenti errati che potrebbero causare reazioni chimiche pericolose.

Aria: Blu Luce o Blu cielo

L’aria compressa e i servizi pneumatici adottano tonalità di azzurro, come il RAL 5012 Blu Luce o il RAL 5015 Blu Cielo. Queste tinte consentono di distinguere facilmente l’aria dagli altri gas.

Comburenti (Ossigeno): Bianco Segnale o Bianco Puro

L’ossigeno non rientra nella categoria dei gas generici perché, a causa del rischio di incendio, richiede un’attenzione particolare. Sono previsti il RAL 9003 Bianco Segnale o il RAL 9010 Bianco Puro. Il colore bianco evidenzia chiaramente la presenza di un comburente in grado di amplificare gli incendi.

Altri fluidi: Nero Segnale

Per i liquidi che non rientrano nelle categorie principali si utilizza un colore neutro, il RAL 9004 Nero Segnale. Si tratta di contenitore generico, sempre accompagnato da etichette esplicative.

Pericolo generico: Giallo Sicurezza

In alternativa a una codifica specifica, alcune installazioni adottano un colore di avvertimento (non identificativo), il RAL 1021 Giallo Sicurezza. Questa soluzione è meno consigliata rispetto a una codifica mirata, ma è ammessa in casi particolari.

Colori tubazioni industriali UNI 5634: una tabella riassuntiva

Fluido Colore (generico) Codice RAL Nome RAL Campione colore RAL Note utili
Acqua (non antincendio) Verde RAL 6032 Verde Segnale
 
Valido per acqua potabile, industriale, refrigerata, demineralizzata. Distinzioni solo tramite etichette.
Vapore / Acqua surriscaldata Metallico RAL 9006 Alluminio Brillante
 
Associato ad alte temperature; coerente con tubazioni rivestite in alluminio.
Impianti antincendio Rosso RAL 3000 Rosso Fuoco
 
Obbligo di immediata riconoscibilità (sprinkler, idranti, schiuma, gas estinguenti).
Oli minerali / Liquidi combustibili Marrone RAL 8007 Marrone Capriolo
 
Distingue chiaramente da fluidi di raffreddamento o processo.
Gas (escluso vapore e ossigeno) Giallo RAL 1024 Giallo Ocra
 
Differenziazione tra gas solo tramite etichette e pittogrammi.
Acidi Arancione RAL 2010 Arancio Segnale
 
Alta visibilità per rischio corrosivo e di contatto.
Alcali (Basi) Lilla / Viola RAL 4001 / 4005 Lilla Rossastro / Lilla Bluastro
 
 
Separazione netta dagli acidi per prevenire errori pericolosi.
Aria (compressa / servizi pneumatici) Azzurro RAL 5012 / 5015 Blu Luce / Blu Cielo
 
 
Evita confusione con altri gas tecnici.
Comburenti (Ossigeno) Bianco RAL 9003 / 9010 Bianco Segnale / Bianco Puro
 
 
Evidenzia il rischio di amplificazione degli incendi.
Altri fluidi Nero RAL 9004 Nero Segnale
 
Categoria residuale, sempre con etichettatura esplicativa.
Pericolo generico Giallo RAL 1021 Giallo Sicurezza
 
Soluzione alternativa, meno raccomandata rispetto a codifica specifica.

ISO 20560: identificazione sicura delle tubazioni

Negli impianti industriali contemporanei, soprattutto in contesti internazionali, lo standard di riferimento più diffuso è ISO 20560.

A differenza della UNI 5634, ISO 20560 non si basa sulla colorazione completa del tubo, ma su un sistema più flessibile composto da:

  • etichette o bande colorate,
  • testo leggibile (nome del fluido),
  • frecce di direzione del flusso,
  • pittogrammi di pericolo, quando necessario.

Il colore, in questo caso, identifica il tipo di rischio (infiammabile, tossico, corrosivo, ecc.), non semplicemente la famiglia del fluido.
Questo approccio risulta più adatto a:

  • impianti complessi,
  • retrofit su tubazioni esistenti,
  • ambienti multinormativi o multisito,
  • integrazione con le norme di sicurezza (CLP, GHS, ATEX).

 

Cosa deve comparire su ogni etichetta

Ogni marcatore deve riportare tre informazioni essenziali, pensate per dare una lettura immediata anche in condizioni operative complesse:

  • il nome del fluido, scritto per esteso o tramite formula, purché sia identificabile da tutto il personale;
  • i pittogrammi di pericolo CLP, a rombo con bordo rosso, previsti dal Regolamento CE 1272/2008 (corrosivo, infiammabile, tossico, ecc.);
  • la direzione del flusso, indicata tramite frecce chiare, anche doppie quando il flusso può invertirsi.

Dove si posizionano le etichette

La regola fondamentale è che l’etichetta deve essere leggibile senza doverla cercare.

La norma stabilisce luoghi chiave in cui aggiungerla per velocizzare il riconoscimento da parte degli operatori:

  • vicino a valvole, flange e punti di manovra;
  • nei passaggi critici come attraversamenti di muri o pavimenti;
  • ai cambi di direzione;
  • lungo i tratti rettilinei, con una distanza tipica di 5–10 metri tra un’etichetta e l’altra.

La corretta colorazione e l’etichettatura delle tubazioni non sono un adempimento formale, ma uno strumento operativo di sicurezza. Applicare in modo coerente la UNI 5634 o la ISO 20560, insieme alle indicazioni del D.Lgs. 81/2008, riduce gli errori, facilita gli interventi e rende l’impianto immediatamente leggibile.

Se hai dubbi su colori, marcature o criteri di applicazione, chiedi a chi si occupa di tubazioni industriali ogni giorno: una consulenza oggi evita problemi e rischi domani.

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